Project 56: Game 1

Il 15 maggio del 1941 era un giovedì. Una giornata come tante altre, purtroppo, in quell’anno devastato dalla guerra. Cinque giorni prima, la Luftwaffe aveva bombardato Londra per quella che sarebbe stata l’ultima volta, uccidendo 1.400 persone e distruggendo l’edificio della Camera dei Comuni.

Negli Stati Uniti la guerra non era ancora arrivata, mancava ancora qualche mese all’attacco di Pearl Harbor. Ma le tragiche foto del bombardamento a Londra campeggiavano su tutti i giornali, grande fonte di preoccupazione per un popolo già messo in ginocchio dalla Grande Depressione.

Quel pomeriggio non si presentarono in troppi, allo Yankee Stadium nel Bronx, per la partita tra New York Yankees e Chicago White Sox. 9.040 persone, recita il tabellino su baseball-reference.com. C’entra tantissimo, ovviamente la situazione economica non ideale, che scoraggiava molti da compiere spese superflue come un pomeriggio allo stadio. C’entra anche un po’ il fatto che, quell’anno, gli Yankees stavano giocando davvero malissimo. Certo, il baseball già allora aveva dimostrato di essere lo sport perfetto per risollevare il morale degli americani anche nei periodi peggiori. Ma, se si doveva andare allo stadio per vedere del gioco scadente e tornare a casa più arrabbiati di prima, non biasimo chi preferiva lasciare vuoto il proprio seggiolino. I Bronx Bombers, nonostante la grande qualità sulla carta, erano sotto quota .500 (14-15) e avevano perso quattro partite di fila e otto delle ultime dieci.

Il giocatore più in difficoltà della squadra era la sua superstar. Joseph Paul DiMaggio, esterno centro, numero 5, italoamericano nato in California da due emigranti provenienti dall’Isola delle Femmine in Sicilia. Era arrivato nel Bronx nel 1936, due anni dopo l’ultima partita con gli Yankees di Babe Ruth, secondo molti il battitore più forte della storia del baseball. Aveva formato uno straordinario duo insieme a Lou Gehrig, il capitano, quello che non solo giocava fantasticamente, ma non saltava nemmeno mai una partita: 2.130 consecutive dal 1925 al 1939. Nel 1941, però, Gehrig non giocava già più. Aveva dovuto interrompere la sua striscia perché il suo corpo non rispondeva più ai comandi, era diventato in men che non si dica lento e debole. Sclerosi laterale amiotrofica (SLA), gli avevano detto alla Mayo Clinic di Minneapolis: una terribile malattia pressoché sconosciuta allora e purtroppo ancora adesso senza una cura. Parleremo più estesamente di lui tra qualche puntata.

DiMaggio era rimasto, quindi, l’unico trascinatore dei pinstripes. Se faceva bene lui, faceva bene anche la squadra. E nel maggio 1941 lui era in grandissima difficoltà, atletica e mentale. Lo confermò quel pomeriggio, iniziando il match contro Chicago nel peggior modo possibile. Commise un errore già al secondo battitore del primo inning, tirando dall’esterno centro direttamente sul corridore (Bill Knickerbocker) che dalla prima cercava di avanzare due basi. La pallina carambolò dal gomito di Knickerbocker fino agli spalti dietro il cuscino di terza: due basi per tutti e 1-0 White Sox.

Gli ospiti segnarono un altro punto in quell’inning e poi ancora e ancora, in tutte le riprese tranne la seconda e la sesta. La difesa degli Yankees non riusciva a completare le giocate più basilari, e l’attacco, pur con nove valide, non tenne mai davvero testa agli avversari. La partita finì con un impietoso 13-1 per la squadra in trasferta. La Associated Press racconta che i tifosi accompagnarono le eliminazioni degli ultimi inning con piccole esultanze sarcastiche. Forse anche loro non vedevano l’ora che finisse tutto.

Ma Joe DiMaggio, in quella partita, una cosa buona la fece. Una piccola validina nella parte bassa della prima ripresa contro Eddie Smith, una battuta verso l’esterno sinistro alla quale non poté arrivare il terza base Dario Lodigiani. Il quale, peraltro, ci teneva tantissimo a eliminare Joe D. perché aveva giocato insieme a lui alle scuole superiori (e infatti, dopo, rubò alla superstar degli Yankees altre due valide).

Una valida isolata in una partita da dimenticare. È qui che inizia la nostra storia. Più sotto traccia di così, probabilmente, non si poteva.

ACCADDE QUEL GIORNO

  • A Boston, Ted Williams dei Red Sox fece 1-3 contro i Cleveland Indians. Lui e DiMaggio si contendevano la palma di miglior giocatore della lega. Proprio nel 1941, Williams avrebbe messo a segno un altro record imbattibile quasi quanto The Streak: una media battuta totale di .406.
  • In prima pagina sul Corriere, il generale Ugo Cavallaro chiedeva che venisse dichiarata sacra l’altura in Albania dove nel marzo c’era stato un sanguinoso scontro tra l’esercito italiano e quello greco (si stima che ci siano stati circa 12.000 tra morti e feriti italiani). Mussolini rispondeva accogliendo la richiesta e celebrando i luoghi dove «furono spezzate le reni al nemico».
  • A Milano un uomo aveva trovato a terra un portafoglio con 3.000 lire. Si era intascato il denaro e aveva deciso di restituirlo al legittimo proprietario solo successivamente, e perdipiù a rate. Ah, e per qualche motivo si era tenuto anche i documenti del povero malcapitato. Con la prima rata di mille lire, aveva anche scritto un biglietto: «Potete ritenervi fortunato che il vostro portafogli l’abbia rinvenuto io, che sono un galantuomo». Non fa una piega. (Leggetevi il trafiletto e soprattutto la reazione del proprietario del portafoglio, ne vale la pena).

Published by pierluigimandoi

No matter how good you are, you're going to lose one-third of your games. No matter how bad you are you're going to win one-third of your games. It's the other third that makes the difference. (Tommy Lasorda)

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: